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Premessa

Nonostante i progressi che sono stati realizzati negli ultimi decenni anche in questo campo, il dolore viene sottostimato e trascurato.

Negli ospedali in modo particolare il dolore viene considerato ineluttabile :
  • Prevale un atteggiamento fatalistico
  • È considerato quasi parte integrante delle cure
  • Per gli ospedalieri il dolore dei pazienti fa parte del “quotidiano” e come tale purtroppo tende a divenire “abituale”
  • Gli ospedalieri spesso sembrano non preoccuparsi del dolore che provocano ai pazienti con le manovre terapeutiche.

Negli ospedali il controllo del dolore non costituisce una priorità :
  • È sempre forte la convinzione che la medicina deve per forza guarire le malattie
  • Il dolore viene considerato solo come un sintomo, che è pericoloso occultare
  • Se un dolore non dipende da una causa evidente, non ci si sforza di comprenderlo, ma piuttosto lo si ignora.

Il risultato è che anche negli anni più recenti la prevalenza del dolore negli ospedali rimane elevata :
  • Donovan et al., 1987 : 79%
  • Abbott et al., 1992 : 50-67%
  • Visentin et al, 1999 : 44%
  • Costantini et al., 2000 : 43-56%
  • Gruppo italiano, 2001 : 46-91%

Poiché si stima che al giorno d’oggi il dolore possa essere controllato efficacemente nel 90% dei casi, ne risulta che una percentuale rilevante di pazienti soffre di un dolore che potrebbe essere evitato.





La campagna internazionale e le linee-guida italiane

Nel 1992 presso l’ospedale St- Luc di Montreal (Canada) fu avviato un progetto innovativo, finalizzato a modificare le attitudini e il comportamento dei professionisti sanitari e nello stesso tempo dei malati ricoverati (Besner 1993). Questo progetto, denominato “verso un ospedale senza dolore”, ha ricevuto l’appoggio ufficiale della divisione panamericana dell’OMS e, dopo essere stato condotto all’ospedale di Montreal, è stato “esportato” in altri Paesi: attualmente è in corso di realizzazione in Francia, Svizzera, Belgio, Spagna, Stati Uniti, Congo ed in Italia, con la coordinazione dall’associazione internazionale “ Ensemble contre la douleur”.

I principi di questa campagna internazionale sono i seguenti :
  • Il dolore è un problema trasversale a tutte le specialità presenti negli ospedali
  • La campagna deve coinvolgere tutto l’ospedale
  • Occorre dare sollievo ad ogni tipo di dolore all’interno dell’ospedale
  • È essenziale che alla campagna partecipi anche la cittadinanza.

Questi princìpi sono stati fatti propri anche dallo Stato Italiano: nel settembre 2000 il Ministero della Sanità ha istituito una Commissione di studio “ospedale senza dolore” che ha elaborato un progetto specifico le cui linee-guida sono state approvate dalla Conferenza Stato – Regioni il 24 maggio e pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale il 29 giugno 2001. Tali linee-guida, affidate alle Regioni perché vengano applicate, sono in perfetta sintonia con i princìpi della campagna internazionale.

Lo svolgimento del progetto “verso un ospedale senza dolore” necessita di una fase di attenta preparazione.





Le fasi del progetto

- Innanzitutto il progetto deve essere condiviso: a tale scopo deve essere costituito in seno ad ogni Azienda ospedaliera od ASL un Comitato Organizzatore: la denominazione proposta dalle linee-guida ministeriali di questo è “C.O.S.D. (Comitato ospedale senza dolore). La sua composizione deve prevedere :
  • la presenza di un referente della Direzione Sanitaria
  • esperti nella terapia del dolore
  • esperti nel dolore post operatorio
  • rappresentanti delle diverse aree ospedaliere con particolare riferimento al personale infermieristico

- E’ essenziale che vengano effettuate delle rilevazioni di base :
  • rilevazione della prevalenza del dolore, al fine di dare concretezza e quantizzare l’entità del problema
  • rilevazione delle modalità attuali di trattamento del dolore, per poter giudicare criticamente le prassi in atto ed elaborare le modifiche da proporre
  • rilevazione delle attitudini e conoscenze di medici ed infermieri, per poter pianificare gli interventi formativi in base alle carenze riscontrate.

- Alle rilevazioni devono seguire gli interventi formativi. Questi devono vedere la partecipazione congiunta di infermieri e medici in modo da prefigurare la formazione di un’équipe multiprofessionale, necessaria per la presa in carico del malato con dolore.

- Una volta assicurata una formazione di base omogenea ed i princìpi del lavoro d’équipe, all’interno delle singole Unità Operative dovranno essere elaborate linee di comportamento e protocolli condivisi per l’approccio al malato con dolore.

- I cittadini devono venire coinvolti nel progetto con un’adeguata informazione. Parimenti vanno informati i malati all’entrata in ospedale sulle modalità e gli obiettivi dell’iniziativa. Occorre prevedere la preparazione di un opuscolo da consegnare ai pazienti all’ingresso in ospedale e la divulgazione dell’iniziativa tramite i mezzi di informazione.

- L’andamento del progetto deve essere monitorizzato mediante rilevazioni periodiche della prevalenza del dolore, delle attitudini e conoscenze del personale sanitario, della soddisfazione dei malati, del consumo di farmaci analgesici ecc.

La campagna “verso un ospedale senza dolore” va comunque considerata un progetto a lungo termine, dato che mira a modificare atteggiamenti e convinzioni radicate da lungo tempo. Non deve essere quindi un'iniziativa estemporanea ma va continuamente rinvigorita ed ampliata.





Il gruppo italiano per lo svolgimento del progetto “verso un ospedale senza dolore”

Il progetto internazionale mira a costituire un programma federativo che interessa diversi Paesi. In Italia il progetto è stato condotto per la prima volta presso l’ospedale di Vicenza nel 1998. Nel corso dell’anno 2000 si è costituito un gruppo di altri venti ospedali che hanno condotto la fase iniziale del progetto, consistente nelle rilevazioni di base e nella sensibilizzazione della cittadinanza e degli operatori sanitari, in diverse regioni italiane. Si tratta della prima indagine multicentrica che rispecchia, pur con limiti numerici, l’intero territorio nazionale.

I dati ottenuti tratteggiano un quadro di prevalenza sorprendentemente elevata e di non ottimale controllo del dolore. In particolare viene dimostrato che troppo spesso il dolore viene trascurato ed il mancato trattamento analgesico è causa di persistenza di dolore grave con una frequenza decisamente insostenibile. Inoltre si evidenzia come la terapia del dolore non segua regole razionali, che pure sono state codificate in modo semplice e lineare da alcuni decenni. La deduzione che deriva dall’analisi di questi dati è che molta strada debba essere ancora percorsa per avvicinarci ad un ospedale senza dolore (che deve essere inteso non nel senso velleitario dell’assoluta assenza di dolore, ma in quello realistico di abolizione del dolore evitabile).

Ci aspettiamo da questi dati che possano sensibilizzare l’opinione pubblica, gli addetti ai lavori, gli amministratori e i programmatori che è necessario adoperarsi ed investire impegno e risorse per il miglioramento dell’assistenza offerta al malato con dolore.

Il progetto “verso un ospedale senza dolore” dovrà venire applicato in tutti gli ospedali italiani, come richiedono le linee-guida ministeriali. Il gruppo italiano “verso un ospedale senza dolore” si rende disponibile per supportare, con la propria esperienza e con gli strumenti messi a punto, tutti gli ospedali che vorranno intraprendere questa strada. Già un discreto numero di centri sta per iniziare i lavori, e questo è un auspicio favorevole che ci induce a proseguire verso il nostro obiettivo.





Per avere informazioni su questa campagna

Dott. Marco Visentin
Unità Operativa di Terapia del Dolore e Cure Palliative
Ospedale S. Bortolo
V. le Rodolfi, 37
36100 VICENZA
ITALIA

Telefono : (39) 0444 993438
Fax : (39) 0444 992438

 
 
Dernière mise à jour : 24-05-2004
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